Blog liberale di politica e geopolitica a cura di Ichabod Crane
Senza Juve non è vera Seria A
La strana vendetta dei bianconeri
di Nicola Colapinto
Dopo appena sette partite del massimo campionato italiano, molti sportivi (non solo quelli juventini) hanno cominciato a dire che la seria A 2006/07 non è una serie A avvincente, interessante e con tutti gli aggettivi del caso. Ed io pensavo tra me e me : ”…e non lo sapevate prima? Avete dovuto aspettare ben sette giornate prima di cominciare ad avere dubbi a tal proposito?”
La questione è oggettiva e si fonda su datti di fatto difficilmente confutabili che adesso cercherò di elencarvi in maniera chiara.
Per prima cosa, come si fa a giocare il campionato italiano senza la sua storica regina? Sarebbe come giocare a scacchi senza il pezzo più potente che ci possa essere: la regina appunto. Qualcuno potrà obbiettare che per vincere bisogna fare scacco al re e non alla regina ma se si batte la testa coronata al femminile si hanno ottime possibilità di conquistare il risultato finale. Infatti nel calcio italiano, è vero che per vincere bisogna comunque avere più punti rispetto alle altre compagini ma è anche vero che spesso chi ha ambizione di sedere sul trono scudettato deve confrontarsi e battere la Juventus.
In secondo luogo, la discesa del club torinese in serie B ha avuto come conseguenza il conseguente declassamento di importanti attori del panorama calcistico come i campioni del mondo Buffon, Camoranesi e Del Piero più Trezeguet, più Pavel Nedved (pallone d’oro 2003) senza dimenticare il capitano dell’under 21 Chiellini e giovani dalle prospettive interessanti come Paro e Palladino. La loro mancanza indiscutibilmente ha portato ad un impoverimento della serie A a tutto vantaggio della cadetteria.
Terzo. Oltre alla discesa di questi giocatori ci sono state le partenze di campioni del calibro di Cannavaro e Emerson (direzione Real Madrid), Zambrotta e Thuram (accasatisi al Barcellona), con la Liga spagnola che ringrazia sentitamente.
In più bisogna ammettere che se c’è un calo di presenze negli stadi non si può negare che questo sia dovuto anche al destino dei bianconeri. Non è forse vero che dovunque giochi (fatta l’eccezione della sola Torino ahimè) la Juventus porta il tutto esaurito? L’effetto vecchia Signora, infatti, si sta presentando in tutti gli stadi della serie B, con stadi, spesso con capienze non sufficienti per le richieste di tagliandi, sempre stracolmi e festanti. Penso a Rimini, a Crotone, con la gente che si godeva la partita dall’ospedale che da sullo stadio, a Treviso e via dicendo.
E le storiche rivali? Che scudetto sarebbe quello che probabilmente vincerà (?) l’Internazionale di Milano (e dico probabilmente perché con lo squadrone dei coccodrilli Mancini e Moratti non si può mai sapere)? Quale il suo valore? Sarebbe uno scudettino che varebbe giusto un quarto di uno vinto con la Juventus come avversaria. Si noti, ho detto un quarto perché bisogna togliere un quarto per la mancanza dei torinesi, un quarto per il Milan che parte da -8 e un altro quarto per la Fiorentina che parte da -19 (si, ci metto anche i viola perché, a mio avviso, quest’anno hanno una squadra davvero competitiva).
E se anche un grande come Maldini ammette che senza la Juve non è vera serie A…penso ci sia poco da aggiungere. O no?
In definitiva, la gente può pensarla come vuole, può amarla o odiarla, la vecchia Signora, ma ogni volta che gioca la Juve è un evento da ricordare…magari con maglie e sciarpe create per l’occasione…non è forse questa una sorta di strana vendetta?
Semplicemente....Campioni del Mondo
di Nicola Colapinto

Ore 19:30 circa. Chissà quanti, parlando tra di loro nell'attesa dell'inizio della partita, hanno detto frasi tipo : << Comunque vada stasera siamo già campioni >> oppure << Tanto il nostro mondiale l'abbiamo già vinto >>, ricevendo di rimando tanti cenni di assenso alquanto melliflui. In realtà nessuno di noi Italiani lo pensava veramente. Arrivare secondi in un mondiale di calcio è come essere il primo degli ultimi e nè il titolo platonico di vicecampioni del mondo, coniato dopo la sconfitta deglia azzurri del '70 contro il formidabile Brasile di Pelè, può servire a mitigare l'amarezza di una finale persa. Tanto meno arrivare secondi in questo mondiale sarebbe stato difficilmente digeribile da tutti noi perchè a contenderci il titolo nella dolce serata di Berlino c'era la nostra bestia nera recente : la Francia di Zinedine Zidane. Si poteva perdere un'altra volta contro i cuginastri d'oltralpe? Proprio no!!!
E allora avanti con la partita...una serie di emozioni si susseguono nel primo tempo. Dal rigore a freddo realizzato da Zizou, con un cucchiaio tanto coraggioso quanto irriverente, dopo solo sei minuti al pareggio di Materazzi che con uno stacco imperioso è andato a prendere il pallone tre metri sopra il cielo, parafrasando il titolo di un film, e scaraventarlo nella porta francese alla traversa di Luca Toni che grida ancora vendetta, tremenda vendetta. Alla fine dei 45 minuti meglio noi di loro tutto sommato.
La ripresa parte con i blue più tonici e con un Titì Henry che sembra essere imprendibile per i nostri riuscendo ad incunearsi più volte nella nostra difesa partendo da lontano. Nonostante questo il risultato rimane 1-1 anche alla fine dei 90 minuti nonstante i cambi di Totti, Perrotta e Camoranesi per Iaquinta, De Rossi e Del Piero per noi e Diarra per Vieira per loro. Si va ai supplementari come 5 giorni prima a Dortmund ma i francesi, al contrario dei tedeschi, non calano atleticamente ma continuano ad attaccare e ci vuole veramente un super Gigi Buffon per togliere da sotto la traversa il pallone scagliato da uno dei due colpi di testa di Zidane, solo soletto nella nostra area di rigore. Questo, come detto, era il primo. Il secondo, sicuramente più decisivo del primo, non colpisce il pallone dorato della finale ma lo sterno di Materazzi con una tale violenza da abbattere il poderoso difensore italiano. Cosa abbia spinto il francese a quel gesto forse lo saprà soltanto lui, di certo quel gesto ha macchiato il suo mondiale e, forse, anche la sua carriera. Inevitabile e sacrosanto il rosso che l'arbitro argentino Elizondo gli sventolava sotto il naso, anche se dobbiamo sottolinearlo, con qualche minuto di ritardo. Così finiscono anche i supplementari,
Ci aspettano i rigori. I maledetti rigori. Il nostro incubo fin dalle notti magiche di Italia '90 passando per USA '94 per arrivare a Francia '98. Tutti noi l'abbiamo pensato :<< Ecco, finirà come al solito!!! >>. Invece no!!!Cinque rigori tirati alla perfezione, imprendibili, fantastici. E loro? Solo un errore ma pesante, tanto pesante. Povero Trezeguet ma era proprio così che doveva andare, era proprio così che doveva finire. Era questa la vittoria che io, che noi volevamo, sognavamo, desideravamo. Ai rigori.
Non si poteva perdere per tanti motivi, avevamo la possibilità di vendicarci contro i nostri avversari più agguerriti degli ultimi anni.
Dovevamo vincere contro la Francia ai rigori per vendicare Parigi di otto fa;
doveva sbagliare Trezeguet il rigore decisivo, colui che sei anni fa ci aveva soffiato il campionato europeo con il suo golden gol (caro David il pallone dà il pallone toglie, non crucciarti);
dovevamo vincere ai rigori perchè una coppa l'avevamo già persa a causa di questa lotteria dodici anni fa nella fornace di Pasadena.
Tutte queste parole erano già state scritte dal destino e i nostri cinque cecchini vestiti d'azzurro non hanno fatto altro che leggerle ad alta voce con le loro pedate a quel pallone.
Si signori!!! Siamo campioni del mondo!!! Capitano alza quella coppa allora, alzala!!! E' la coppa di tutti noi italiani che nelle piazze, per le strade o anche a casa davanti alla tv abbiamo sofferto insieme a voi, abbiamo sudato insieme a voi, abbiamo vinto insieme a voi.
Sventoliamo il nostro tricolore più forte che possiamo, italiani!!! E se qualche sedicente benpensante pensa che sia sbagliato festeggiare così, che nella nostra gioia ci sia troppo nazionalismo lasciatelo parlare, lasciatelo crogiolarsi nelle sue grette convinzioni.
L'orgoglio di sventolare questa bandiera è una cosa di cui dobbiamo essere fieri, come dobbiamo essere fieri dei nostri ragazzi che ci hanno regalato un sogno grande quanto il nostro paese, che ci hanno regalato emozioni che mancavano da 24 lunghi anni, emozioni uniche che, mi piace dirlo, solo uno sport come il calcio sa dare. Il calcio giocato, quello che si fa sul campo, quello delle corse dietro un pallone, quello dei tackle, dei dribbling, dei tiri ad effetto e delle parate plastiche. I nostri ragazzi ci hanno ricordato anche questo, se mai l'avessimo dimenticato tra processi e processini semi-seri di questi giorni.
Per tutto questo GRAZIE RAGAZZI.
Perchè non è un processo ma una decapitazione (parte II)
Questa volta l'intervento sul tema è di Christian Rocca dalle colonne del Foglio. Non aggiungo nessun altro commento.
Calciopoli è il più farlocco degli scandali sportivi di tutti i tempi. Il più falso. Il più ridicolo. Il più becero. Degno di un paese insulso e piccino, impantanato da anni nella lettura di mattinali di questura stampati a nove colonne e nell’ascolto illegale di telefonate private al fine di sgominare banche, partiti, coop, famiglie reali, vallette, società di calcio e tutto ciò che fa spettacolo. Vittorio Feltri racconta che alla notizia della condanna di Enzo Tortora, i cronisti dei grandi giornali brindarono ebbri di gioia. Ora apprendiamo che i giornalisti – assiepati nella tribuna stampa di questo processo del lunedì in formato reality show – hanno sottolineato con frizzi e lazzi l’inutile tentativo di un accusato di difendersi in aula. Già, perché l’altra caratteristica di questa farsa chiamata calciopoli è che difendersi è impossibile. Ieri Aldo Grasso, grande critico tv del Toro, sulla prima del Corriere ha sostenuto la bizzarra tesi che spetta agli imputati dimostrare di essere innocenti (le performance di Cannavaro e Pirlo non bastano?). Peccato che, per evitare sorprese, nel dibattimento della Caf si sia provveduto a impedire che si visionassero le partite sospette, che si ascoltassero le telefonate, che si convocassero i testimoni o che, perlomeno, non venisse consentito all’accusa di chiedere le condanne prima, e non dopo, le arringhe difensive. Bisogna fare in fretta, è il mantra. Ma se è così, decidete subito e oliate la ghigliottina, invece che far finta di organizzare un processo che rifiuterebbero perfino i detenuti di Guantanamo.
Si deve far presto, dicono, per rispettare le scadenze d’iscrizione alle coppe europee. E se per quella data la sentenza d’appello non ci sarà, il commissario della Federcalcio, Guido Rossi, ha già detto che deciderà in base alla sentenza di primo grado. Buona la prima, basta la parola. Rossi lo può fare, può fare tutto, è il plenipotenziario del nuovo calcio liberato dai poteri forti e dai conflitti di interesse (no kidding). E’ stato Rossi, per esempio, a nominare Gigi Agnolin quale gran capo degli arbitri puliti del dopo Moggi. E nessuno che abbia alzato la mano per dire: scusate, ma se volevamo liberare il calcio dai conflitti di interesse, proprio un ex dirigente dell’Inter (95-99) e un ex dirigente della Roma (95-2000) dovevamo scegliere? Inter e Roma, peraltro, sono le due squadre chiamate in correo in aula da Giraudo e Della Valle. Lo juventino ha ricordato che, a proposito di campionati truccati, un alto dirigente e un calciatore della squadra di Moratti un mese fa sono stati condannati in sede penale a sei mesi di reclusione per un passaporto falso (in sede sportiva l’Inter ha scientemente fatto giocare un calciatore che non sarebbe potuto scendere in campo). Giraudo ha ricordato la vicenda dei Rolex d’oro regalati dalla Roma agli arbitri, ma avrebbe potuto parlare a lungo di altri scandali – false fideiussioni, doping di bilancio, cambi in corsa dei regolamenti eccetera – che il sistema ha insabbiato con il consenso di quasi tutti. Il calcio è questo, più la torta dei diritti tv, ma con il rotolare della palla queste chiacchiere di palazzo e ora di questura c’entrano nulla. Anche perché questo è il primo scandalo sportivo al mondo che non vede coinvolto nemmeno un atleta (non so se avete presente: l’atleta è quello che corre, salta, segna).
Gli imbrogli di politica sportiva vanno puniti severamente per violazione dell’obbligo di lealtà sportiva, ma a patto che siano puniti tutti e che restino separati da ciò che è accaduto sul campo. Ma un conto è parlare di calciopoli, che non a caso vuol dire “città del calcio”, un altro è se questo scandalo, invece, sia “partitetruccatopoli”. Per l’illecito sportivo è necessario un elemento non di poco conto: devono esserci le prove che le partite siano state accomodate, che la Juventus abbia dominato due campionati di fila grazie ai dribbling di Moggi e non a quelli degli otto finalisti ai mondiali della sua rosa, che Kakà, Sheva, Maldini, Pirlo, Gattuso, Gilardino e Inzaghi abbiano contato meno di un’interurbana del ristoratore Meani, che Toni abbia segnato a raffica grazie alle cene di Della Valle e così via. E a quel punto non si capisce perché le medesime cene dell’Inter non abbiano agevolato i gol di Adriano o Martins. Era un problema di menu? Prove, peraltro, che nei deferimenti innanzi al plotone d’esecuzione della Caf non ci sono. E non ci sono soprattutto nei confronti della Juventus. Il pm sportivo non ha indicato nemmeno una gara aggiustata dai campioni d’Italia. Nelle intercettazioni non c’è nemmeno una telefonata moggiana con richieste di favori per una partita. C’è, però, un teorema, la presunzione complottistica che le sette cene in un anno tra i dirigenti della Juve (più mogli) e i designatori arbitrali e le schede sim estere e lo sconto a Pairetto per l’acquisto di una Fiat sottintendano un disegno criminale che poggia anche sull’arbitro De Santis (sul quale però non c’è nessun collegamento probatorio o telefonico o moviolistico con la Juve). Siccome non c’è prova di illecito su una singola gara, le responsabilità disciplinari della Juve riguardano “anche le ipotesi in cui le condotte accertate non incidono direttamente sullo svolgimento e sul risultato di una gara, ma sono dirette ad assicurare un vantaggio in classifica”. Cioè: non abbiamo le prove che la Juve abbia comprato le partite, quindi è chiaro che ha condizionato il campionato nella sua interezza. Un processo normale finirebbe 2 a 0 per la difesa, ma finirà altrimenti. La consolazione è che, questa volta, un giudice a Berlino c’è. Si presenterà domenica alle 20 sotto forma di una finale conquistata da un grande allenatore del sistema Moggi e da una dozzina di splendidi calciatori di serie B e C.
Christian Rocca
PS L'avvocato Zaccone non ha ammesso nessuna colpa. Ha semplicemente prospettato lo scenario penale qualora l'ipotesi di reato (sic!) venga provata (come? ancora non l'abbiamo capito).
Ecco a voi....."zerozerosettopoli"!
E non dite che la bussola di Mahan non vi aveva avvertito della prossima ondata di inchieste, eh? Si lo sò...."zerozerosettopoli" non risulatava nell'elenco....ma è sempre un piacere constatare che la realtà supera la fantasia......allora sentite questa.....il sostituto procuratore John Henry Woodcock, stanco ed affamato dalla lunga giornata di duro lavoro, si reca presso uno di quei deliziosi chioschetti che vendono Kebab e pane di Pitta nel piazzale antistante la Procura della Repubblica di Potenza. Grazie al suo sofisticatissimo orecchio bionico ed allo specialissimo fiuto che contraddistingue i grandi detective intercetta una telefonata tra il proprietario del chioschetto ed un misterioso interlocutore. Il proprietario del chioschetto cerca palesemente di blandire l'uomo all'altro capo del filo, promettendo 3 cravatte della Juventus, una ciocca dei capelli di Berlusconi, e due biglietti per lo spettacolo della sexy star Rossana Doll, chiedendo in cambio l'autorizzazione per l'installazione di numero due videogiochi Neo-geo (Bubble Bobble e Kick Off 3) per intrattenere i clienti in attesa di servizio. L'interlocutore non ci sta...chiede di più....almeno una maglietta sudaticcia di Balzaretti e che diamine! A questo punto Woodcock interviene. Si scopre che il proprietario del locale è in realtà il Mullah Omar, cugino di Abu Omar,.....il quale confessa la tentata corruzione e si lascia andare a rivelazioni straordinarie e credibilissime. Il misterioso interlocutore sarebbe il Savoia, a capo di una sedicente cupola volta a truccare le partite a biliardino ed a dominare il mondo con la complicità degli USA e di Israele (assassini). In realtà, infatti, dietro il fantomatico ordine dei Mauriziani, si celerebbe nient'altro che la Spectre con il seguente organigramma: Numero 1: Vittorio Emanuele di Savoia - Numero 2: l'arbitro Massimo De Santis - Numero 3: Cristiano Malgioglio - Numero 4: il vicepresidente Cheney - Numero 5: lo spirito di Golda Meir - Numero 6: Emanuele Filiberto di Savoia - Numero 7: Moggi, Giraudo e Bettega - Numero 8: Galliani e Meani (co.co.co.) - Numero 9: Salvo Sottile - Numero 10: Igor Marini - Numero 11: il capo del sismi Niccolò Pollari, Numero 12: Montgomery Burns. Pare che il Savoia ancora una volta sorpreso nei suoi loschi affari si sarebbe lasciato andare, con aristocratica finezza...."Woodcock, maledetto figlio di una cagna britannica!"
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Non è un processo ma una decapitazione
Così come si è svolto finora, e minaccia di svolgersi da qui alla sentenza,
non è, non sarà, un processo.
Il momento. Alla vigilia di una partita decisiva per la nostra nazionale, sette-otto undicesimi della quale giocano per le società di cui si chiede la penalizzazione. Sarebbe stato impossibile, per l’Accusa, rimandare l’arringa finale al termine del campionato del mondo? Difficile crederlo. L’accelerazione non giova alla Giustizia. Soddisfa solo il giustizialismo di una parte della tifoseria (quella delle squadre che non hanno mai vinto o vinto poco) e la vanità e il protagonismo dell’Accusa. Comunque la si metta, ora, le pene richieste assomigliano più a un’affrettata concessione alla Piazza che a un giudizio ponderato al termine di un Processo condotto nel rispetto delle regole.
Le procedure. Sarebbe difficile, innanzitutto, definirlo Processo. Le richieste dell’Accusa sono state formulate senza sentire alcun teste, all’inizio e non alla fine del dibattimento (ammesso che così lo si possa ancora chiamare). È stata respinta l’ammissione di testimoni. Tutti gli imputati (30 fra persone e società) dovranno esporre le loro ragioni nel corso di una sola giornata. Pare che, in campo, ci andassero tutti, tranne i giocatori. Ora, i casi sono due. Oi giocatori non sapevano, giocavano le partite mettendo (magari) a repentaglio le loro gambe e, allora, la palla era (restava), malgrado tutto, rotonda e i successi sono stati, tutto sommato, conquistati sul campo.Oi giocatori sapevano, ci stavano (ma, allora, non si capisce perché si dessero tanto da fare in campo), la palla era a volte rotonda a volte quadrata e sulla correttezza dei successi qualche dubbio sarebbe lecito.
C’erano due modi per saperlo. Convocare i giocatori (compresi quelli delle squadre che hanno perso), chiederglielo e, se del caso, incriminarli. Farsi spiegare dagli imputati, in sede di dibattimento, nei dettagli, caso per caso, come siano riusciti a mettere su e a far funzionare una macchina tanto infernale quanto apparentemente perfetta. Le condanne chieste. Se i giocatori non sapevano, le penalizzazioni richieste configurano un mostro giuridico. Paga, con la revoca degli scudetti, anche chi (gli ignari giocatori) non sapeva neppure quello che stava succedendo. Come la chiamiamo? Responsabilità «oggettiva », come l’avrebbe chiamata il Pubblico ministero dei processi staliniani? Bene.
Allora l’Accusa deve anche dimostrare, nei fatti, che la palla era (diventava) quadrata anche quando i giocatori giocavano regolarmente la loro partita come se la palla fosse rotonda. A questo punto, diventa però difficile dimostrare che si sia potuto manipolare e falsare, «dall’esterno», non una, due, tre partite, ma un intero campionato terminato con un distacco di 17 punti fra la prima e la terza e non pochi anche fra quest’ultima e la seconda. Se non ci si riesce, vale, perciò, quella che nei processi non sportivi è la presunzione di innocenza, il postulato che ha vinto il più forte. Insomma: o i l gioco del calcio era, e rimane, un gioco, uno sport, esposto all’imponderabilità della rotondità della palla, dove vince il migliore. Oil gioco del calcio non era, e non lo era più da tanto tempo, un gioco, uno sport, ma uno spettacolo (come il wrestling) e, allora, è del tutto senza senso richiamarsi alla lealtà sportiva ed emettere, su quella base, una qualsiasi sentenza, tantomeno una sentenza di colpevolezza. Con tutto ciò, non voglio dire che dietro tutto quel fumo non ci fosse anche un bell’arrosto e che quelli che lo hanno confezionato non debbano pagare.
Voglio solo dire che sarebbe stato meglio evitare di cercare di farlo digerire a noi, spettatori e tifosi, tutto intero, invece che boccone per boccone; uscendo di metafora, individuando responsabile per responsabile, secondo procedure meno approssimative e francamente inaccettabili e una precisa e comprensibile scala di gravità. Cui le richieste dell’Accusa sembrano essersi attenute solo per quanto riguarda il «tentativo» di illecito sportivo; assai meno per le sue conseguenze «concrete» (empiricamente provabili) sull’esito dei campionati; in misura del tutto spropositata per quanto riguarda l’entità delle penalizzazioni a carico delle singole società. Ribadisco. Così come si è svolto finora, e minaccia di svolgersi da qui alla sentenza, non è, non sarà, un processo. Ma una decapitazione. Da parte di una Giustizia tifosa. Di sé stessa.
Piero Ostellino
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Mi limito a riportare nella sua interezza l'intervento di Piero Ostellino sul Corriere della Sera. Il buon Ostellino si conferma ancora una volta un pensatore libero ed un intellettuale onesto, tra i pochi davvero capaci di distinguersi dalla consueta melma forcaiola e giustizialista italiana. La brillante finale raggiunta ieri sera dopo una partita palpitante non cancella la vergogna dei consueti metodi "stalinisti" di cui la giustizia italiana non riesce a fare a meno neanche per un processo sportivo. Un processo da chiudere in dieci giorni, senza contraddittorio, senza teste, senza i tre gradi di processo, senza la possibilità di addurre prove a discapito, con l'unico riscontro probatorio costituito da (spesso) monche ricostruzioni telefoniche e da un voucher per un intervento da Cesare Ragazzi e quattro cravatte (sic!) regalate al fratello del cognato di un arbirtro, senza la minima volontà di concedere ai tempi per verificare se l'ipotetico illecito si sia realizzato o meno, giungendo a creare persino l'inesistente reato di "illecito strutturale", che vuol dire tutto e vuol dire niente. Le banshee dell'italica sinistra in altre circostanze avrebbero parlato di processo fascista, e lo avrebbero fatto a buon ragione. Ma questa volta tacciono...accodandosi ai palloni gonfiati come Galeazzi che vorrebbero presentarsi come i sacerdoti moralmente superiori della giustizia sportiva. Ma fatemi il piacere. Vergognosi cortigiani parassiti. Nonostante un finto processo in cui i tifosi pagheranno più dei dirigenti (eventualmente) colpevoli, nonostante l'ondata di "tuttopoli" così smaccatamente artificiosa da essere superfluo aggiungere che è fumo per gli occhi degli sciocchi, nonostante l'ennesima vergogna della giustizia italiana, dei forcaioli ben pensanti e dei garantisti a targhe alterne, godiamoci la nazionale in finale: Buffon Gianluigi (Juventus), Cannavaro Fabio (Juventus), Zambrotta Gianluca (Juventus), Camoranesi Mauro German (Juventus), Del Piero Alessandro (Juventus), Toni Luca (Fiorentina), Oddo Massimo (Lazio), Peruzzi Angelo (Lazio), Gennaro Ivan Gattuso (MIlan), Pirlo Andrea (Milan), Gilardino Alberto (Milan), Nesta Alessandro (Milan), Inzaghi Filippo (Milan), All. Lippi Marcello (8 stagioni, 5 scudetti, 1 Champions Leauge, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Italia con la Juventus e con orgoglio). Che Dio ce la mandi buona! Forza Italia (per chi non se lo ricordasse più...non è solo un partito).
Palla Di Cristallo - Le inchieste che sconvolgeranno l'Italia nei prossimi sei mesi
Una satira brillante da Sogniebisogni
Luglio
Cinemopoli - John Henry Woodcock intercetta il telefonino di Mel Gibson che è ai Sassi di Matera per girare La Passione di Cristo II– The Revenge – violando le più elementari norme sindacali per il lavoro delle comparse. Si scopre incidentalmente che tutti i film di giovani registi italiani prodotti con finanziamenti statali non vengono girati, contando sul fatto che poi non vengono distribuiti e che comunque nessuno entra mai nei cinema per vedere se stanno veramente proiettando i film. I soldi delle produzioni-pomata vengono deviati su fondi Off-Shore che finanziano la guerriglia Cecena allo scopo di tenere aperto un corridoio commerciale con il Pakistan, dal quale transitano droghe pesanti, schiavi, e pellicole di arti marziali cinesi. Nell’inchiesta sono coinvolti i figli di Berlusconi, Moggi e Galliani, Paolo Bonolis e i fratelli Muccino. Suscita scalpore un’intercettazione di Vittorio Emanuele che parla con Muccino offrendogli uno sconto sulle prestazioni di alcune prostitute (“certe troione veramente porche” nelle eleganti parole del Savoia). Vittorio Emanuele si proclama innocente precisando che comunque Muccino non lo ha mai pagato e dunque il reato non è stato commesso. Berlusconi afferma che i comunisti sono contrari al sesso e forse impotenti. L’inchiesta viene subito affossata dalla Cirielli. Il governo osserva un placido silenzio sugli eventi in corso.
Agosto
Concorsopoli - La procura di Brescello scopre che tutti i concorsi degli ordini professionali dal XVI secolo a oggi sono truccati. L’inchiesta porta alla scoperta di un apposito software con il quale i consiglieri degli ordini potevano coordinare le numerosissime raccomandazioni ricevute, usando poi i nomi registrati come archivio per chiedere voti di scambio a favore di micropartiti neo-democristiani. Un ulteriore approfondimento di indagini rivela che i nomi venivano anche ceduti a compagnie di telemarketing della Telecom perché ne facessero carne di porco. Risultano coinvolti nell’inchiesta i Cavalieri di Vittorio Veneto, i Cavalieri del Santo Sepolcro, i Cavalieri dello Zodiaco, Lapo Elkann, Moggi, Galliani, il figlio di Calderoli e il cognato di Fitto. Si scopre successivamente che il software era stato piratato alla Microsoft da un’azienda italiana in violazione delle norme del copyright da due tecnici della regione Lazio raccomandati da Storace. L’intestatario dell’azienda pirata è Vittorio Emanuele di Savoia che viene intercettato mentre afferma che «gliela metterà nel culo a quel coglione di Bill Gates». Il principe dichiara ai giornali che non avendo mai veramente sodomizzato Bill Gates non ha commesso alcun reato. Berlusconi afferma che i giudici comunisti odiano la monarchia e i monarchi. L’inchiesta viene paralizzata da alcune ricusazioni richieste dall’avvocato Taormina e successivamente dichiarata nulla per incompetenza giurisdizionale. Il governo osserva un preoccupato silenzio a proposito delle circostanze.
Settembre
Policlinopoli - La procura di Bitonto rivela che alla facoltà di medicina della Sapienza di Roma tutti i professori hanno lo stesso cognome, fatto accortamente celato usando carte di identità false fornite dal clan camorrista degli Scannacuozzo. Ulteriori indagini rivelano che anche le lauree dei medici erano per lo più fornite dallo stesso clan in cambio di prestazioni sessuali di vario genere elargite da studenti e studentesse che si prostituivano al soldo dei professori in cambio di voti sul libretto. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Moggi, Galliani, Paolo Bonolis e Mario Merola. Vittorio Emanuele viene intercettato mentre telefona al Policlinico per prenotare una TAC affermando che ha bisogno di farsi fare un pompino da un’infermiera. Non è un reato, ma la solita figura di merda del Savoia. L’inchiesta viene paralizzata per mesi da alcune eccezioni di incompetenza sollevate dall’avvocata Bongiorno, mentre il faldone degli atti si perde in un misterioso incendio che rade al suolo l’intero Palazzo di Giustizia di Bitonto. Il governo osserva un costernato silenzio sulla vicenda.
Ottobre
Papopoli - John Henry Woodcock mette sotto controllo i telefonini di diversi cardinali coinvolti in un giro di usura volto a finanziare una compravendita di armi nucleari in favore dell’Iran. L’inchiesta incidentalmente dimostra che il conclave è stato biscottato a favore di Ratzinger da una cordata comprendente Moggi, Galliani, Nico Fidenco, Salvo Sottile, il vescovo Ruppi e il cardinal Ruini. Gruppi di cardinali africani avrebbero venduto il voto in cambio di lussuose automobili tedesche fatte arrivare clandestinamente in Italia tramite l’autoconcessionario di Lapo Elkann. Moratti, sdegnato, chiede l’assegnazione del Papato all’Inter e la retrocessione di Ratzi in serie C. Galliani viene intercettato mentre afferma: “Sto conclave l’è tutto tarocco”. Successivamente si giustifica affermando che non è un reato credere nei tarocchi e nell’oroscopo. L’inchiesta viene silurata per incompetenza territoriale. Il governo osserva un prudente silenzio sugli accadimenti.
Novembre
Enalottopoli - Da intercettazioni effettuate dai Carabinieri per ordine del pretore di Bollate si scopre che tutti i concorsi del Superenalotto degli ultimi dieci anni erano truccati e che venivano fatti vincere solo figli, amanti e cinedi di funzionari dei Monopoli di Stato. Le vincite erano composte di denaro ricavato da giri di usura che veniva così riciclato e poi investito da Ricucci per comprare case e immobili inesistenti intestati al cognato di Daniela Fini, alla sorella di Fitto, al marito della Franzoni, a Moggi e a Galliani. Moratti, sdegnato, chiede l’assegnazione delle vincite all’Inter. Il vescovo Ruppi viene intercettato mentre si lamenta di non aver avuto la sua fetta della torta. Successivamente dichiara ai giornali che, pur essendo a dieta, lamentarsi di non aver ricevuto un dolce non è un reato. L’inchiesta finisce con un non luogo a procedere perché manca un timbro e le pagine dei faldoni risultano sgualcite. Il governo osserva uno sbalordito silenzio in merito ai fatti occorsi.
Dicembre
Mortopoli - Da un giro di intercettazioni della Guardia di Finanza ordinato da un giudice di pace di Zagarolo che indaga su un gruppo di satanisti, si scopre che frange di ex-democristiani avevano fatto un patto col Diavolo per corrompere la Morte, definita da uno degli intercettati «Quella vecchia puttanazza coll’osteoporosi». Il mediatore dell’operazione, fotografato mentre passa una valigetta piena di denaro insanguinato e ostie consacrate a un satiro dal piede caprino con la maglietta degli Iron Maiden, è un enigmatico uomo politico con la gobba, curiosamente anche molto anziano. Viene chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti di Satana, eletto frattanto alla Camera nelle fila di una lista civetta legata a FI. L’elezione risulta poi frutto di brogli commessi nella circoscrizione Licata-Canicattì con la copertura del boss Matteo Moneta-Denaro, ma l’autorizzazione a procedere non viene comunque concessa. Berlusconi dichiara che il Diavolo viene perseguitato dai comunisti perché tifa Milan. I reati ascritti cadono in prescrizione. Il governo osserva un attonito silenzio nei riguardi dell’accaduto.
Di bene in peggio: ovvero il fascino perverso delle ipersoluzioni.
Così parlò un saggio....
Se una cosa è male, il suo contrario deve essere bene. Mi è difficile affermare con sicurezza chi sia l'autore di questa concezione; tuttavia filosofi e storici della religione tendono ad attribuirla a Mani (216-277), noto fondatore di una religione gnostica, detta appunto manicheismo, che ebbe rapida diffusione e per un certo periodo quasi soppiantò il cristianesimo. Mani era sostenitore di un radicale dualismo, di un inconciliabile contrasto tra luce e tenebre, spirito e materia, dio e demonio; un contrasto risolvibile solo con la vittoria assoluta del Bene. Appare tuttavia dubbio che i nostri antenati abbiano davvero atteso la venuta di Mani per dividere il mondo in principi contrastanti: Adamo ed Eva, ben prima di Mani, mangiarono all'albero della conoscenza ed impararono a distinguere tra bene e male. E anche gli animali sembrano cavarsela abbastanza bene con questa filosofia: mangiare è bene, digiunare è male, essere mangiati ancora peggio - così va il mondo, e per comprenderlo non è certo necessario essere filosofi.
Ma purtroppo, o per fortuna, a seconda dei gusti, le cose non sono così semplici. Per approfondire questo argomento, darò uno sguardo alla storia di un personaggio, apparente frutto di fantasia, che cerca di vivere seriamente secondo la filosofia dei contrari. Dico "apparente frutto di fantasia" perché ad esso il lettore assocerà senza dubbio i nomi di numerose figure di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Propongo di attribuirgli l'esotico nome di Diego Loi. Lo so...lo so...più che un nome esotico sembra un nome sardo... Però...alle volte le coincidenze sono davvero stupefacenti....
Ad ogni modo, dell'infanzia del signor Loi ho poco da narrare, se non che era un bambino sensibile, nonostante, o forse proprio per il motivo, che la sua fanciullezza era stata insolitamente priva di dispiaceri, rifiuti, delusioni e nessuno aveva mai preteso alcunché di particolare da lui. Non era quindi per nulla preparato ad affrontare quel che gli successe quando dovette lasciare la casa paterna, evento calamitoso che ebbe per lui quasi il senso di una cacciata dall'eden, e che, soprattutto, lo rese consapevole della bipartizione del mondo in una sfera del bene e una sfera del male. La sostanziale differenza tra lui e il nostro comune progenitore fu che Adamo - a quanto mi risulta - seppe in qualche modo adattarsi alla nuova situazione, mentre il giovane Loi fu costernato nel rendersi conto che il prossimo all'improvviso non teneva fede agli impegni presi nei suoi confronti. Il mondo era fuori squadra: ma, contrariamente ad Amleto, gli piacque pensare che fosse suo destino rimetterlo in sesto.
Così facendo divenne per propria colpa un candidato ideale per le streghe di macbethiana memoria. Infatti, come i servizi segreti sono sempre alla ricerca di ubriaconi, bancarottieri e donnaioli, tutte categorie facilmente ricattabili, così Ecate e le sue agenti si prendono cura prevalentemente di quegli esseri umani che non solo vogliono rimettere in sesto il mondo, ma addirittura renderlo felice.
"Il giovane Loi promette davvero bene", disse la strega che da tempo ormai lo pedinava. "Pensate un pò che oggi ha avuto uno scatto d'ira, quando all'ufficio postale senza tanti complimenti gli hanno detto di mettersi in fila come tutti gli altri. Adesso è a casa a rimuginare".
"Bene, bene", disse la seconda strega, "i rimuginatori mi sono sempre piaciuti, con loro si ottengono grandi cose!"
Il caso suscito l'interesse di Ecate, che prese in considerazione le varie proposte. Alla fine decisero a favore di un procedimento graduale, del quale qui di seguito descrivo l'andamento e l'esito favorevole.
Per prima cosa produssero in Loi l'incondizionata certezza che il suo modo di vedere fosse l'unico degno di rispetto. Non fu un obiettivo difficile da raggiungere, dato che il suo orizzonte spirituale copriva più o meno lo spazio di un teleschermo; gli fu quindi risparmiata la delusione di doversi rendere conto come le geniali soluzioni che parevano balenargli fresche e radiose ad Oriente, fossero già state sperimentate in passato, e già da decenni fossero tramontate sull'orizzonte occidentale, finendo, come inutili residui, nell'impianto di depurazione delle idee.
Il secondo passo fu coronato da successo pressoché immediato. Diego Loi cominciò a chiedersi perché lui solo vedesse con tanta chiarezza il male del mondo, mentre la maggioranza degli uomini vegetava inerte accettando passivamente la situazione esistente. Doveva esservi un oscuro potere che... ma certo, un potere che misitificava l'umanità. Adesso il fenomeno aveva finalmente un nome, e dato che aveva un nome, era un fenomeno reale, la cui esistenza poteva essere verificata. Spero non crederà, caro Lettore, che esistano nomi senza le cose che essi designano! Nomi senza sostanza, come gli angioletti dei dipinti barocchi, fatti solo di testa e ali, ma privi di corpo... No, no, la scoperta del nome è la scoperta dell'oggetto. Se le cose non stessero in questi termini ci troveremmo in una situazione molto precaria: che ne sarebbe di noi senza etere, flogisto, irradiazioni terrestri, influssi dei pianeti, schizofrenia, frenologia, caratteriologia, numerologia? E crede forse sia stato un caso che nome e cognome del nostro eroe si fondano nel concetto di ideologia? Ma procediamo con ordine. Chi è che mistifica? Solo chi ha interesse a che le masse, nella loro ottusità, continuino a essere vittime delle imperfezioni del mondo. Persone quindi che ostacolano il cammino dell'umanità verso il paradiso terrestre. Chi e dove sono queste persone? Sappiamo tutti quanto sia difficile trovare qualcuno del quale non si sa dove dimori. Per questo motivo a Loi parve facilissimo mobilitare le masse, aprire i loro occhi alla verità. Lei comprenderà, caro Lettore, sino a che punto Loi fosse ormai padrone del pensare per opposti: vero o falso, fortuna e sfortuna, attivo e passivo, libero e asservito, ma soprattutto bene e male. Non vorrei essere frainteso: Diego Loi tutto sommato era un puro folle. Voleva il bene e la felicità, e li voleva per tutti, anche per coloro che ancora non l'avevano compreso. Però aveva già raggiunto il punto in cui le cose si evolvono secondo una dinamica propria, e fra il signor Loi ed il Macbeth di Shakespeare non sussisteva più alcuna sostanziale differenza. Certo (ancora) non avanzava nel sangue, e restava diverso da Macbeth nel senso che quest'utlimo era apparentemente privo della benché minima "coscienza della propria missione": non era infatti un ideologo, ma "solo" un criminale, spinto da un'inesauribile sete di potere e da un maniacale bisogno di sicurezza. Eppure dovremo cercare di capire perché Loi, spinto invece dalla coscienza della propria missione, abbia fatto esplodere una bomba a orologeria nel ristorante di una stazione ferroviaria, uccidendo alcune persone e ferendone molte altre. A questo punto, mi sembra necessario inserire nelle mie riflessioni un elemento che fin qui non ho menzionato. Il lettore potrebbe avere l'impressione che Ecate suggerisca le sue oscure, perfide soluzioni a un mondo debole ed indifeso, che si rende conto di una sciagura solo quando ormai è troppo tardi per impedirla ("In destino s'è trasformata la stupidità", dice Max Frisch a questo proposito nel suo Il signor Omobono e gli incendiari). Esistono in realtà individui che riescono in qualche modo a carpire le intenzioni di Ecate e che tentano di metterle i bastoni fra le ruote. Fra questi ad esempio Hermann Lubbe, che per primo descrisse il meccanismo dell'autogiustificazione nell'uso della violenza. La sua analisi ci consente di comprendere meglio l'attentato terroristico di Loi, provocato dal suo amore per l'umanità. Quando infatti un profeta, corrotto solo dalla "pallida tinta del pensiero", non riesce in alcun modo a farsi sentire, presto o tardi si assumerà il ruolo del chirurgo chiamato dalla provvidenza a intervenire col bisturi nell'interesse di un'umanità tanto bisognosa d'aiuto quanto ottusa. Resta ancora da dire che l'esecutore non riuscì mai a capire perché la strage da lui compiuta, anziché avere un effetto di destabilizzazione su un ordine mistificante, avesse fatto sentire più vicine - accomunate dall'orrore e dallo sdegno - persone dalle opinioni più disparate e resa più pressante la richiesta di un ulteriore irrigidimento di quell'ordine. Va da sé che a causa di tale irrigidimento egli ritenne suo dovere compiere in seguito altre folli imprese dello stesso tipo. Fin qui il caso dell'ideologo Loi. E' possibile che il lettore lo consideri in modo del tutto diverso dal mio. Io non faccio che riferire, astenendomi da ogni commento. Già Eraclito aveva ammonito che le posizioni estreme non conducono all'annullamento del contrasto, bensì ad un suo inasprimento. Ma a chi interessa oggigiorno Eraclito? E' molto più nobile ed eroico votarsi anima e corpo a una fulgida causa, non importa se per essa ci si macchia di delitti e presto o tardi il destino bussa alla porta (pumpumpum-pomm...). Le streghe in ogni caso si complimentarono con se stesse. Ancora una volta era riuscito il trucco, in fondo banale, di sfruttare ai propri fini il male prodotto dalle buone intenzioni. E con ciò arrivo finalmente all'essenziale: mi assale il sospetto che il contrario del male non sia necessariamente il bene, ma anzi il peggio. Nella spiritualizzata armonia marmorea dei templi greci irruppe Dioniso, notturno e caotico; l'esaltata ammirazione del femmineo culto di Maria nella poesia cavalleresca ebbe come raccapricciante risvolto i supplizi delle streghe; la religione dell'amore si è smarrita per lungo tempo nell'Inquisizione, gli ideali della Rivoluzione Francese resero necessaria l'introduzioni della ghigliottina, allo scià seguì l'ayatollah; ai vari Somoza i vari sandinisti, e a Saigon probabilmente ci si è chiesti a lungo dopo l'entusiasmo iniziale, ormai disorientati cosa fosse meglio: i liberatori di Washington o quelli di Hanoi? Perché? Perché l'idea che il contrario del male sia il bene per qualche motivo non funziona: e non perché il bene non sia ancora abbastanza bene o perché il suo opposto non sia stato ancora del tutto sradicato. "Mi sono imbrogliato fra i miei propri dati, e la mia conclusione è in diretta contraddizione con l'idea iniziale, da cui parto. Partendo da un'assoluta libertà, io concludo con assoluto dispotismo. Aggiungerò, però, che tranne la mia soluzione della formula sociale non ce ne può essere nessun'altra" fa dire Dostoevskij all'idealista Scigaliov nei Demoni. E il suo contemporaneo Berdjaev a proposito della libertà dice cose del tutto simili: "la libertà è mal concepita nei termini di sommo bene, somma verità, somma perfezione. Ogni confusione e identificazione della libertà con ciò che si ritiene il bene stesso, collettivo ed ubiquo, e con la perfezione equivale a negare la libertà, a riconoscere la via della violenza e della costrizione. Un bene per forza non è più un bene, ma degenera in male".
"Sire, l'anelito alla perfezione è fra le malattie più perniciose che possano colpire lo spirito dell'uomo", si legge in un appello del senato francese a Napoleone I. Secondo C.G. Jung, ogni estremo psicologico nutre in sé il suo opposto o si pone con esso in rapporto stretto ed essenziale. E con chiarezza senza pari, già due millenni e mezzo fa, Lao-Tzu descriveva come dall'esercizio del bene fosse scaturito il male:"Quando il grande Tao fu messo in disparte ci fu l'umanità e la giustizia, quando apparve accortezza e scaltrezza allora ci fu la grande ipocrisia, quando tra i [sei] congiunti non ci fu più concordia allora ci fu pietà filiale e amore, quando il regno piombò nell'anarchia allora venne fuori il buon ministro". Se questi versi non spiegano niente, purtuttavia descrivono con chiarezza un dato di fato del nostro mondo: chi vuole il summum bonum non può che generare inevitabilmente anche il summum malum. L'aspirazione incondizionata al bene supremo - sia esso la sicurezza, la patria, la pace, l'egalitarismo, la fortuna o altro a piacere - è una ipersoluzione, cioè (il signor Consigliere Segreto Von Goethe non me ne voglia) una forza che sempre "al bene anela e sempre il male crea".
La prego solo, caro Lettore, di non diffondere queste idee ad alta voce, se vive in certi paesi, perché altimenti corre il rischio di finire in un "campo di rieducazione", o che i pacifisti in corteo le spacchino la testa...
A Paolo,
Neolib su L'Opinione
Anche "La bussola del Capitano Mahan" è lieta di segnalarvi che ogni venerdi il giornale L'Opinione ospiterà uno spazio interamente dedicato al progetto di Neolib, nel quale sarà possibile confrontare idee e pensieri radunando adesioni, consensi e critiche alla costituzione del nuovo soggetto politico liberale. Ancora un significativo passo in avanti, dunque, per la brillante intuizione di Jinzo.
A presto.
Vigilare, vigilare, vigilare!

Il generoso premio di maggioranza alla Camera dei Deputati e beffarde inezie al Senato della Repubblica attribuiscono la vittoria formale all'Unione. I voti complessivi (Camera + Senato) premierebbero la Casa delle Libertà, ma la legge elettorale è stata quella che è stata ed è inutile recriminare (salvo sorprese dai ricorsi).L'Unione viene salvata proprio dalla legge che tanto aveva deprecato e che ora diventa il pretesto per trarre un sospiro di sollievo e proporsi al governo. Già perchè il circo Barnum unionesco intende governare. Intende fare spallucce di più di metà della popolazione che non le ha votato fiducia. Intende far finta di niente. Intende festeggiare, pur tremanti e cadaverici, alzare i calici e suonare la grancassa, benchè tutto questo abbia assunto i toni surreali di una commedia del tutto estranea alla realtà delle cose. Estraneo alla realtà delle cose deve essere Romano Prodi che parla di vittoria "cristallina", o Massimo D'Alema che parla di "voto storico" e di "manifesti segnali di cambiamento". Eppure, non nascondo il fastidio nel constatare come più passino le ore più l'Unione sia decisa a voler governare, a trattenere a tutti i costi il potere discutibilmente ottenuto, a scendere a qualunque compromesso pur di gestire la situazione (evidentemente critica) al Senato con una maggioranza sostanziale di un solo senatore (il presidente del Senato NON VOTA...). Fate attenzione, miei cari lettori, costoro sono pronti a tutto pur di non cedere alla realtà della situazione, che imporrebbe un governo tecnico e nuove elezioni con una nuova legge elettorale al più presto. Fate attenzione perchè nessun trucco verrà risparmiato, nessuna magia e nessun alleato escluso dallo sforzo. Attenzione ai feudi invincibili nelle Università, nella Magistratura e nelle Amministrazioni Pubbliche.....alla distribuzione delle prebende....al corteggiamento delle peripatetiche centriste nostalgiche e bacchettone...alla vecchia e simpatica canaglia del colle Quirinale (super partes?????)...al suo ignobile predecessore....alle banche...alle oligarchie nei media e nel mondo editoriale. Attenzione, miei cari lettori. Vigiliamo, vigiliamo, vigiliamo.
E diamoci dentro con i nostri sogni ed i nostri ideali. Diamoci dentro con Neolib. I risultati di queste elezioni sono incoraggianti. Rosa nel Pugno evidentemente ha deluso. Tocca a noi. Se sapremo vigilare, presto ci saranno le occasioni e le condizioni per rivendicare il nostro spazio. Però, attenzione. Controllo feroce su di una maggioranza che farà di tutto per non mollare la presa e per fare in modo che il paese si cristallizzi nella condizione illiberale, assistenzialista, oligarchica ed antimoderna che consentirebbe ad i soliti potentati italiani di perpetuare il proprio potere per decenni. Attenzione! Lottiamo per portare avanti il nostro progetto. Ma vigiliamo, vigiliamo, vigiliamo!
PS Purtroppo temo che Calderisi non ce la farà. Ma su uomini come lui possiamo e dobbiamo contare per dare sostanza a Neolib!
Neolib è realtà!
"La bussola di Mahan" è onorata di comunicarvi la nascita di Neolib. Abbiamo l'occasione di trasformare in realtà un progetto moderno di aggregazione della diaspora liberale. Mancano ormai poche ore al voto....il nostro impegno nel sostenere le forze autenticamente liberali nella Casa delle Libertà non è mai venuto meno in queste settimane, pur tra tanti dubbi e qualche recriminazione. E certamente ciascuno di coloro che hanno aderito al progetto di Neolib trepiderà in attesa di conoscere il verdetto delle urne, di capire in quale contesto dovremo impegnarci e quali ostacoli dovranno essere superati. Tuttavia, qualunque sia l'esito delle elezioni, il nostro impegno ed il nostro sostegno sarà perchè Neolib si concretizzi in una forza politica moderna e dinamica, rilanciando il nostro sogno di alimentare una rivoluzione autenticamente liberale di cui il nostro paese ha bisogno. Serviranno tutta la passione ed il coraggio di cui la nostra base non manca, di cui sapremo, ne sono sicuro, dare prova. Prima di concludere, lasciate che ringrazi ancora una volta Jinzo per aver dato impulso vitale all'iniziativa, lo staff di Sicilia Radicale nella persona di Antonino Virtù per la realizzazione dello splendido sito, ed Arturo Diaconale per il sostegno giornalistico ed ideale al progetto. Un altro sentito ringraziamento va ai valorosi sostenitori di Riformatori Liberali nella città di Forlì, per il loro contributo nel presentare e diffondere l'iniziativa, e per lo stimolo intellettuale e la simpatia dimostratami nei giorni scorsi.
Nel riconfermare la mia adesione al progetto, auguro a Neolib che possa ben presto diventare il punto di riferimento di tutti i liberali italiani, crescendo e maturando come meritano le idee ed i sogni di chi vi contribuisce.
Grazie.